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Debiti buoni e debiti cattivi come distinguerli

Debiti buoni e debiti cattivi: come distinguerli?

Troppe aziende arrivano alla scelta di indebitarsi quando purtroppo non è più una scelta ma una via obbligata come alternativa all’insolvenza di altri debiti. In altre parole si fanno debiti in situazione di emergenza per pagare altri debiti. Chiedo di ampliare il fido in banca per pagare i fornitori oppure non pago le imposte (e creo debiti tributari) per rientrare in banca, o situazioni simili.

Quindi possiamo dire che fare debiti è sempre negativo? Certo che no, fare debiti spesso sta alla base di una sana crescita aziendale.

E allora come distinguere i debiti cattivi che portano al fallimento dell’azienda dai debiti buoni?

Prima di rispondere a questa domanda, una premessa. In assenza di semplici strumenti di pianificazione finanziaria, l’imprenditore scopre di avere un deficit finanziario con tempi talmente strette che non rimane il tempo di decidere se un debito è buono o cattivo. Rimane solo l’alternativa di essere insolvente o indebitarsi. Ma l’errore in questa fase critica non è l’indebitamento, ma il non aver controllato e pianificato le finanze della propria azienda o attività.

Nel recente passato il sistema creditizio era tale per cui è nata l’abitudine a dare per scontato che di fronte a qualunque esigenza finanziaria dell’azienda, anche imprevista, bastava, quasi automaticamente, andare in banca a chiedere debito. In forme diverse, dal fido di cassa, all’anticipo fatture, al fido per anticipare le Riba, fino ad arrivare ai mutui, prestiti, leasing, lease back, ecc. ecc.

Questa abitudine purtroppo è stata interrotta bruscamente dal credit crunch, o in altre parole dalla stretta creditizia attuata dal sistema bancario. Chiaramente per molti questo repentino cambio è stato un trauma! Modificare una abitudine così radicata nel sistema imprenditoriale non è certo facile e per alcuni questo cambiamento è stato fatale, sia perché il rientro è stato immediato sia perché talvolta è stato difficile tornare alla domanda: quanto debito effettivamente ho bisogno? E perché ne ho bisogno?

Fatta questa premessa, entriamo nel merito dei debiti e proviamo a rispondere alla domanda: quando un debito è buono?

In generale un debito è buono quando serve ad ampliare il patrimonio dell’azienda e tale ampliamento porta in maniera costante e misurabile un aumento delle entrate aziendali in grado di ripagare le rate del prestito. Facciamo un esempio: acquisto un macchinario che permette alla mia azienda di effettuare nuove lavorazioni richieste dal mercato, e di conseguenza  un aumento del fatturato aziendale e dei flussi di cassa in entrata in grado di ripagare il relativo finanziamento acceso per acquistare il macchinario.

Quindi non basta l’ampliamento del patrimonio aziendale, ma il conseguente investimento deve portare ad un aumento dei flussi di cassa in entrata tali da ripagare il finanziamento. Tale passaggio è fondamentale. Naturalmente tale effetto potrà avere scadenze e dinamiche molto diverse in base al tipo di investimento, al settore e all’andamento del mercato.

La domanda nasce spontanea? Come faccio per un dato investimento a stimare i flussi di cassa che tale investimento genererà in futuro. Lo strumento tecnico per rispondere a tale domanda si chiama business plan.

Purtroppo tutti noi conosciamo aziende ed imprenditori che invece hanno fatto scelte di investimento solo per imitazione o per altre fini. Ad esempio spesso le scelte di investimento vengono prese per vantaggi fiscali o legati ad agevolazioni legati alla finanza agevolata.

Ecco che per differenza, i debiti cattivi in azienda sono di diversi tipi:

  • debiti che vengono fatti per finanziare investimenti che non producono nel tempo flussi di cassa in entrata tali da ripagare il finanziamento stesso. Ad esempio acquisto auto di lusso o capannoni non per un reale bisogno, ma solo per un vantaggio fiscale che però non è tale da ripagarmi del finanziamento relativo;
  • debiti che vengono richiesti non per investimento, ma solo per finanziare inefficienze interne. Recentemente ho visto molte piccole aziende che richiedono aumenti dei fidi bancari non per scelte di investimento, ma per una riduzione di incassi da clienti dovuta a inefficienze del processo di recupero crediti. Capisco che il tema è molto caldo ma non sempre l’allungamento dei tempi di incasso dipende da difficoltà del cliente, ma spesso da inefficienze pesanti del processo di recupero del credito del fornitore;
  • Un altro esempio sono i debiti fatti per finanziare inefficienze del processo di acquisto. Spesso nelle piccole imprese industriali non esistono sistemi di pianificazione degli acquisti e come conseguenza si commettono una serie di errori sul tipo e ammontare di materiale necessario. Tutto questo ho un costo nascosto: aumenta il fabbisogno finanziario del processo di produzione e quindi la necessità di fidi bancari;
  • Sempre più recentemente noto anche la nascita di debiti fatti per coprire “gap tecnologici“. Oggi il web può aiutarci a disporre di risorse a costo bassissimo a patto che in azienda ci sia una conoscenza di tali nuovi canali o strumenti. In caso di non conoscenza, si fanno investimenti (es. pubblicitari, di canali commerciali, ecc.) e debiti motivati totalmente assurdi.

L ‘elenco potrebbe continuare e vi invito, nei commenti, di segnalarci altri casi di debiti “cattivi”. 

About Alberto Baruffaldi

Società: fd research group srl  -  Aree di competenza: Controllo di Gestione, Finanza Aziendale e Business Development  -   Interessi: Coaching, No Profit, Business Networking e nuove tecnologie.

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