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Le fasi delicate nella creazione della tua Start Up

Le fasi delicate nella creazione della tua Start Up

Nella mia esperienza di consulente aziendale e business coach, ho sempre individuato tre fasi delicate nella creazione di una nuova impresa.

1) Prima di iniziare, chiarezza e determinazione

Mi riferisco al fatto che l’aspirante imprenditore, in questa fase di pre-lancio, sia allineato tra quello che davvero vuole professionalmente e l’idea di business individuata. E scendendo in profondità mi riferisco ad un allineamento tra i suoi veri valori, i motivi per cui vuole davvero fare impresa (es. per realizzare qualcosa di grande o solo per avere un reddito?), la volontà che lo spinge veramente, dove vuole arrivare e l’idea di business, oltre alle conseguenze che quella scelta avrà sulla vita professionale e personale e famigliare.

Prima di tutto è importante essere consapevole di quanto questa scelta sia profonda e sia necessario una enorme dote di determinazione, voglia di fare ed agire, pazienza e dedizione. L’entusiasmo è sicuramente il motore iniziale, ma il successo è molto più legato alla costanza col quale si perseguono i propri obiettivi ed alla forza con cui si reagisce alle inevitabili difficoltà.

Quindi è importante la chiarezza degli obiettivi e la determinazione e costanza nel raggiungerli. Parliamo quindi non solo di risorse tecniche, ma anche e soprattutto emotive, mentali, talvolta anche inconsce.

2) Dopo il lancio, quando non è più possibile tornare indietro

Puoi pianificare perfettamente il lancio della tua StartUp (e lo consiglio vivamente!) ma arriva quel momento in cui devi strutturarti, inizi ad avere costi fissi, vedi il fuoriuscire delle risorse finanziarie, senza che questo corrisponda ancora ad un successo commerciale. In fondo, iniziano a tremarti le gambe, iniziano le prime domande, magari fai finta di non ascoltarle ma dentro di te ci sono. Inizi a chiederti se davvero ne vale la pena, se tanto sforzo è giustificato, ecc.

Tale momento è particolarmente critico per chi prima svolgeva un lavoro con reddito fisso, perché abituato, di fronte ad uno sforzo, ad essere remunerato. Ora, in questa fase iniziale, l’impegno è tantissimo, ed i risultati non equivalgono allo sforzo profuso.

In tale fase inoltre occorre imparare anche delle competenze finanziarie, magari devo iniziare a leggere i risultati economici che si trovano nel bilancio aziendale, e magari la mia professione precedente non mi hai mai richiesto tali competenze.

Hai poco tempo rispetto alle tante attività. Devi dedicarti alle attività commerciali, incontrare i potenziali nuovi clienti, organizzare il lavoro iniziale, magari seguire gli acquisti, andare in banca, ascoltare e capire cosa ti dice il commercialista, e magari produrre il bene o servizio. In realtà avevi scelto di metterti in proprio credendo di avere più tempo!!! Inizi a pensare ad assumere dei collaboratori, ma quanto costano!

Qui le reazioni possono essere diverse: decidere di mollare e rinunciare al proprio sogno, tornare a fare il vecchio lavoro da dipendente, cercare partner esterni, iniziare ad assumere collaboratori senza considerare la situazione finanziaria della propria startup, oppure ripensare il proprio business, ripartire senza più le risorse iniziali, ma imparando dai propri errori precedenti!

3) Adagiarsi ed accontentarsi appena le cose iniziano ad andare bene

Esiste una fase critica anche quando le cose iniziano ad andare bene. Il neo imprenditore, dopo tanti sforzi, tanto impegni, tante notti insonni, tanti investimenti di denaro e risorse è inevitabilmente e giustificatamente portato a rilassarsi.

Si vedono i soldi fluire, e quindi aumentano i periodi di vacanza, aumentano i periodi lontani dall’azienda, si acquistano beni più di lusso (es. una bella auto di rappresentanza) e si tralasciano o riducono le spese per nuovi investimenti, per innovazione o ricerca, di miglioramento del servizio al cliente, ecc.

Piano piano si tende a conservare lo status quo, si perde gradualmente il contatto coi clienti, coi fornitori, si allentano le procedure di controllo, si seguono meno i collaboratori, si fa meno attenzione alla qualità, magari iniziano ad aumentare i reclami.

E’ arrivato il momento di fermarti e riallinearti sul tuo progetto iniziale, accogliere con gratitudine tutto quanto è arrivato e ritrovare quello spirito iniziale che ti ha permesso di partire e superare le fasi delicate affrontate in precedenza. Serve rifocalizzarsi su nuovi traguardi, trovare nuovi stimoli, nuove motivazioni.

Ti ritrovi in queste fasi? Raccontaci la tua esperienza!

 

About Alberto Baruffaldi

Società: fd research group srl  -  Aree di competenza: Controllo di Gestione, Finanza Aziendale e Business Development  -   Interessi: Coaching, No Profit, Business Networking e nuove tecnologie.

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Un commento

  1. Caro Alberto, quanta verità nel tuo bellissimo articolo!
    Personalmente non ho ancora avuto il piacere di sperimentare la fase 3 e mi trovo più che altro nelle altre due fasi (It’s a long way to the top, if you wanna rock and roll, come dicevano gli ACDC).
    Da startupper ti dico che hai fatto un identikit del neo-imprenditore davvero profondo; io mi ci riconosco totalmente.
    Che dire! Beh, sicuramente dei numerosi elementi da te descritti, credo che quello relativo agli innumerevoli sforzi profusi e i modesti risultati ottenuti, sia ciò che più fa male a chi come me si ritrova a dover “mettere in piedi” un nuovo business. Esattamente perché viene a mancare uno dei principi cardine che ci sono stati insegnati da bambini (o almeno nel mio caso), ovverosia che se ti impegni i risultati arrivano. Nel fare l’imprenditore questa teoria viene brutalmente disattesa! Non basta cioè impegnarsi, metterci dedizione e passione (tutte caratteristiche che costituiscono – diciamo così – il minimo sindacale per quantomeno pensare di avviare un’impresa); ci vuole anche dell’altro. Ovverosia – come scrivi puntualmente – soprattutto tenuta psicologica e risorse inconsce (più vado avanti con la mia esperienza, più scopro lati della mia persona che non pensavo neanche lontanamente di possedere). E poi organizzazione, non solo delle attività ma anche e soprattutto del tempo a disposizione.
    Oggi mi trovo nella situazione di ricominciare l’impostazione della mia attività, facendo grande tesoro degli errori commessi nel primo anno, e ricorrendo all’aiuto di chi ne sa più di me (già anche questo aspetto non è da sottovalutare…), se non altro per una questione di esperienza: come andrà a finire? Beh, questo te lo racconterò nel prossimo articolo! Io un’idea a riguardo però già ce l’ho!

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