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Le domande da porsi prima di fare impresa

Prima ancora di fare il Business Plan, prima ancora di scegliere la migliore forma di società, prima di tutto, serve una riflessione personale e dei soci o persone coinvolte nella nuova iniziativa. Una riflessione per approfondire una serie di aspetti che spesso vengono dati per assodati, oppure non vengono formalizzati.

Per agevolarvi in questa attività ti poniamo alcune domande. Il nostro consiglio è quello di scrivere le risposte, scrivere aiuta meglio a fissare i concetti e razionalizzare al meglio le idee che ne scaturiscono.

Ecco le domande:

  • Quale bisogno voglio soddisfare?
  • Chi sono i miei consumatori?
  • Cosa pensano della mia idea?
  • Chi sono i miei concorrenti diretti ed indiretti?
  • Quali sono i miei obiettivi?
  • Come posso raggiungerli?
  • Di quale tecnologia devo servirmi?
  • Che livello di conoscenza ho del settore nel quale vado ad operare?
  • Di quali mezzi e professionalità avrò bisogno?
  • Che tipo di organizzazione meglio si addice a ciò che voglio fare?
  • Quali sono i canali di distribuzione?
  • Quali sono i prezzi praticati dai concorrenti?
  • Di quali fornitori avrò bisogno?
  • Che cosa mi differenzierà dagli altri?
  • Chi potrà aiutarmi?

Ed ecco anche delle domande che nascono dal contributo dei nostri lettori:

  • In quanto tempo sarò sul mercato?
  • Quanto tempo posso resistere prima di raggiungere il break-even point?
  • Quanto l’internazionalizzazione peserà nelle mie scelte imprenditoriali?

Le risposte a tali domande sono un buon punto di partenza per la successiva redazione del business plan.

Ritieni che la lista sia da integrare con altre riflessioni? Aggiungi le tue note sotto nei commenti. Grazie

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About Alberto Baruffaldi

Società: fd research group srl  -  Aree di competenza: Controllo di Gestione, Finanza Aziendale e Business Development  -   Interessi: Coaching, No Profit, Business Networking e nuove tecnologie.

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23 commenti

  1. Manca una domanda esplicita, anche se è sottointesa nelle altre: visto quanto sopra (le altre domande), con quanto capitale dovrò partire?

  2. Flavio, hai colto il punto.
    Spesso ci si sofferma agli aspetti fiscali e finanziari, che sono fondamentali, ma successivi ad una serie di riflessioni personali che le domande nel post cercano di stimolare.
    Grazie del contributo!
    In ogni caso su questo Blog si parla anche degli aspetti finanziari.
    Buona giornata

  3. Tutto giusto ma manca un’altra domanda fondamentale.
    Che alternative mi offre il mercato?
    L’idea di oggi è quella di aumentare il numero di imprese per far vedere una sorta di ripresa, ma è veramente così?
    Ormai si è quasi costretti a diventare imprenditori perchè è l’unico modo per avere speranze lavorative.
    Molto spesso però le speranze si trasformano, in breve tempo, in debiti.
    Bisogna dare una svolta concreta e cercare di limitare il più possibile la “fuga” all’estero delle NOSTRE imprese con la inevitabile conseguenza dell’aumento della disoccupazione e della costituzione di “imprese debitrici”.

  4. Fare l’imprenditore per obbligo è altamente sconsigliato!
    Detto questo il mercato del lavoro è molto cambiato, oggi si cercano persone pagate per i risultati, non per il tempo passato sul posto di lavoro…questa cosa insieme agli effetti concreti della globalizzazione e di Internet cambiano in modo evidente il modo con cui intendiamo la parola lavoro…oggi l’estero non è più una opzione, oggi il nostro mercato è mondiale anche se siamo piccoli… poi concordo che fare l’imprenditore abbia le sue difficoltà e magari oggi non tutti sono pronti a questo passo, serve tanta formazione, serve mettersi in gioco, ma far finta che le regole del gioco non sono cambiate rischia di essere di gran lunga più pericoloso. In ogni caso è bello potersi confrontare su questi temi. Grazie.
    Alberto

  5. Concordo pienamente con quanto ha detto, il mercato del lavoro è cambiato su molti aspetti quali modalità, tipologie, sicurezza, formazione, responsabilità, cariche, obiettivi (anche per mezzo di tecnologie, come il lavoro fuori sede), ma per quanto riguarda la globalizzazione sono un po’ scettico.
    La nostra fiscalità non è fattore incentivante per le imprese estere e pertanto difficilmente investono sul nostro territorio, viceversa le imprese italiane sono motivate ad uscire creando molte problematiche al sistema e all’economia nazionale.
    Premesso che la mia non è una critica nei confronti di coloro hanno la possibilità di investire all’estero perchè la prima regola, in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, è diminuire i costi e purtroppo questo è un modo per farlo.

  6. Maurizio, oggi siamo al punto che l’alternativa va creata.
    Noi italiani siamo maestri in questo. Siamo creativi, rivoluzionari, appassionati…
    Certo, anche ingessati ed abitudinari.
    Abbiamo una capacità di inventiva che chiunque ci invidia!
    Dobbiamo semplicemente partire da una nostra PASSIONE, conoscere le regole del gioco, tracciare una rotta ed avere costanza.
    E per fare questo occorre mettersi in discussione, guardare cosa succede nel mondo e soprattutto confrontarsi. Proprio come stiamo facendo ora…
    Grazie
    Giuliano

  7. Ho conosciuto personaggi con idee e passione, e… pochi soldi…
    Purtroppo, soprattutto di questi tempi, avere un business plan, meglio ancora un business model, a prova di bomba non ti procura finanziamenti… Provare in USA!

  8. Cioè le forze del mercato del Porter…roba vecchia, ma sempre attuale.
    Fondamentale.

  9. Flavio, Federico, proprio per questo motivo stiamo scrivendo tanti articoli su questo Blog.
    C’è veramente tanta gente che ha belle idee, passione, ecc… e il rischio reale è che quei pochi soldi che hanno li finiscano subito solo per aver pensato di dedicarsi alla loro passione…
    Il nostro obiettivo è quello di far riflettere e di dare strumenti pratici per creare la propria Impresa.
    Fare rete, confrontarsi, commentare un post, dare valore aggiunto, ecc. diventano fondamentali per la crescita di ognuno di noi.
    Personalmente sto partecipando a diversi incontri (gratuiti e non) dove si possono incontrare un sacco di persone, anche Venture Capitalist, Business Angel, ecc…
    Esserci fa la differenza!

  10. In un’altra discussione su LinkedIn avevamo deciso che il venture capital in Italia è morto e comunque non era mai stato particolarmente vivo. Attualmente lavoro in una semi start-up (nata nel 2010), quando ho sondato terreni alternativi le risposte erano state simili a quelle delle banche: garanzie, garanzie, garanzie!
    Ok, con un linguaggio diverso e più incoraggiante, però…

  11. Al DEF – Digital Economy Forum hanno parlato alcuni Venture Capitalist esteri ed uno italiano… Andrea di Camillo – Principia SGR
    http://www.digitaleconomyforum.it/andrea-di-camillo/
    Partecipare a questi eventi aiuta a capire il mondo che ci circonda e ad entrare in contatto diretto con i player…
    E chissà, magari ad un aperitivo la Vision della propria start-up può andare al di la di un magnifico ma pur “freddo” Business Plan…

  12. Aggiungerei due domande che si riferiscono ad un’unica variabile strategia: il tempo.
    A) in quanto tempo saro’ sul mercato;
    B) quanto tempo posso resistere prima di raggiungere il break-even.

  13. Aggiungo anch’io.
    Domanda: e Sono nel Paese del fare ?

  14. Ciao Nereo!
    Grazie per l’interessante contributo.
    Il progetto ImpresaInCorso.it nasce anche con l’intento di dare tutti gli strumenti per “velocizzare” questo processo.
    Ogni Libero Professionista o neo Imprenditore ha necessità di prendere coscienza dei tempi di creazione, produzione, commercializzazione del proprio prodotto/servizio ed è anche importante che abbia presente tutto quello che gira intorno (dalla redazione di un Business Plan, alla gestione dei collaboratori, all’utilizzo degli strumenti informatici, della partecipazione ad eventi di networking, ecc.).
    CIAO!
    Giuliano

  15. Ciao Roberto!
    Considero gli italiani un popolo creativo, un popolo che sa fare la differenza… se vuole 🙂
    C’è chi capirà velocemente che occorre CREARSI delle alternative e chi farà finta di niente…
    Il mio intento personale è quello di dare degli strumenti… ognuno libero di usarli come meglio desidera.
    Gandhi diceva: “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo…”
    CIAO!
    Giuliano

  16. Nereo, ho aggiunto le tue domande al nostro articolo.
    Per tutti gli altri, siamo aperti al contributo di tutti, basta aggiungere le vostre riflessioni tramite i commenti.
    Grazie!

  17. Un bel punto di partenza per fare impresa…i suggerimenti pratici sono sempre utili! 🙂
    Thanks!

  18. Grazie Laura per il tuo commento e per aver consigliato il post 🙂
    L’obiettivo del blog che abbiamo creato è proprio quello di far riflettere e dare strumenti concreti a tutti i Liberi Professionisti e neo Imprenditori.
    Tante persone appassionate e motivate a mettersi in proprio, rischiano di “farsi male” per sola mancanza di conoscenza.
    A noi il piacere/dovere di informare.
    A presto!
    Giuliano

  19. Posto qui una domanda che non ha trovato risposte in precedenza ma che personalmente ritengo strategica per tutte le implicazioni che contiene.

    Quanto può costare [mediamente] creare un posto di Lavoro ?

    Abbiamo un’idea di quanto possa costare, mediamente e magari con un certo grado di libertà nell’approssimazione, creare un posto di Lavoro che generi un reddito medio a chi lo esegue e senza creare perdite aziendali (o sociali). Quale può essere il punto, o i punti, di riferimento in tal senso su cui orientarsi per sapere se si sta perseguendo la strada giusta con un progetto nascente volto a creare un posto di lavoro per se o per altri ?

    Ci saranno delle statistiche in merito ?! Con tutte le statistiche che si producono “anche in Mestre” e dintorni potrebbe essere possibile produrre un numero che sintetizzi il concept. Un Numero: il numero delle sorprese.

  20. Roberto, cerco di dare alcune risposte alla tua domanda anche se forse mi servono ulteriori dettagli per comprendere in pieno la tua esigenza.
    Dunque un posto di lavoro ha dei costi che sono molto differenti in funzione del livello del lavoratore (es. operaio, impiegato, dirigente…), del contratto utilizzato (es. collaborazione, a progetto, assunzione), dal settore, ecc. Non parlo naturalmente solo del costo rappresentato dallo stipendio ma anche dei contributi a carico dell’azienda. Una regola approssimativa ma che rende l’idea dice che se pago 1.000 di netto ensile al dipendente, il costo azienda è pari a circa 2.100 euro / mese incluso mensilità aggiuntive, ferie, inail, ecc. ecc.
    Per rispondere alle altre domande, chiaramente ci viene in aiuto poi un Business Plan, che esplicita i margini del progetto, e per calcolare i margini chiaramente dobbiamo anche tenere conto dei costi del personale. Qui dare dei numeri generali è davvero difficile e forse anche fuorviante. I margini dipendono dal settore, dal modello di business, dall’area geografica e da mille altri fattori. La validità del progetto si testa solo con un Business Plan fatto bene, cioè che tenga conto non solo dei fattori economici e finanziari ma anche che testi la strategia di marketing e commerciale oltre alle qualità personali dell’imprenditore.
    Spero di averti risposto almeno parzialmente, e per il resto ti invito a leggere il nostro blog Impresaincorso.it in cui cerchiamo di dare queste informazioni, e di commentare con i tuoi altri dubbi. Grazie davvero, è molto stimolante rispondere alle vostre domande.

  21. ho letto l’articolo e secondo me manca la.domanda principe che uno dovrebbe farsi prima di fare una impresa:

    ma perche in italia???????
    e la spiego meglio:
    quali sono i vantaggi competitivi che il territorio, le infrastrutture, le istituzioni, ecc in italia mi danno, rispetto ad mio possibile competitor che decide di aprire una impresa 30 km a nord di varese, o a 15 km ad ovest di ventimiglia o a 10 km a est di gorizia??

  22. Matteo, grazie per la tua osservazione in quanto stai ponendo un tema oggi importante per chi decide di fare azienda e per chi è già imprenditore: l’internazionalizzazione. Qui ci possono essere opinioni diverse su come la globalizzazione incida sul modo di fare business, ma di sicuro è un fenomeno che non possiamo ignorare. Volente o nolente il nostro business, a differenza di prima, oggi opera o opererà in un mercato in cui i clienti ma anche i fornitori saranno in tutto il mondo, e non più nella nostra città o provincia. Questo può spaventare, come ogni cambiamento epocale, ma può anche essere visto come grande opportunità. Di sicuro l’Italia sotto questo punto di vista soffre per l’elevata tassazione, la burocrazia, la lentezza della giustizia civile, ecc. ecc. ma ha anche tante risorse umane e di know how. La sfida è aperta…

  23. Matteo, in ogni caso ho liberamente interpretato la tua osservazione aggiungendo una nuova domanda nel nostro articolo (http://impresaincorso.it/le-domande-da-porsi-prima-di-fare-impresa/) relativa al tema Internazionalizzazione. Grazie i vostri contributi sono stupendi 🙂

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